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Clarus, contaminarsi di bellezza entrando in contatto con la propria terra

A chi mi chiede “cosa fai a Clarus?”, rispondo: «Scrivo». Poi specifico: «Ascolto e racconto».

Non basta la cronaca, non basta ciò che accade; serve molto di più e lo sforzo di entrare in contatto il più possibile con una terra e i suoi abitanti, protagonisti e destinatari della nostra informazione.

Nascono così i giornali cattolici in Italia e Clarus, quando nel 1999 approntava la sua esperienza informativa, puntava a tutto questo. Con il tempo è cresciuto il “servizio” reso al territorio e l’impegno fondamentale con esso: raccontare la vita della gente, dare voce alle storie; far presente a chi ci legge che c’è un tessuto di persone comuni, protagoniste di notizie buone e belle; e al contempo uno strato di voci sole e isolate e casi sociali in attesa che qualcuno parli anche per loro.

Contaminarsi di bellezza e tornare a credere che un giornale è molto di più di una pagina di cronaca nera o rosa, seppur questa sia più redditizia in termini di “ritorno mediatico”, è lo sforzo che accompagna il giornale della Diocesi di Alife-Caiazzo: un impegno mai venuto meno, che ha trovato nella penna di chi lo ha scritto o lo ha guidato —  alternandosi negli anni — uno stile sempre appassionato e originale.

“Appassionato”. Sì, trovo appropriato l’aggettivo che meglio spiega la relazione tra un giornale cattolico e il pubblico dei suoi lettori: che si tratti di carta stampata o di web, seppur tale differenza comporti usi e pesi diversi per le parole, la passione è la chiave che apre alla dimensione dell’ascolto e alla voglia di raccontare l’uomo. Questa la strada che ci ha consentito di incontrare, lungo il cammino, storie di bravi ragazzi. Dalle menti brillanti che hanno fatto carriera in giro per l’Europa nel campo della Economia o della Scienza a quelli che decidendo di “rimanere” e, mostrando i risultati dei personali sforzi di studio e di professione, ci confermano che restare si può.

Questa energia merita di essere scritta, raccontata affinché sia contagiosa, perché la realtà “da giornale” è ciò che una terra è in se stessa, seppur affaticata da una politica di seconda scelta e periodici scandali di corruzione; perché la realtà che merita di finire sulle pagine di un giornale o sul suo spazio web sono racchiusi negli sforzi di un Istituto superiore che offre ai suoi studenti esperienze formative capaci di renderli competitivi con il mondo del lavoro e dello studio, riuscendoci in maniera encomiabile. Questo si racconta, e di questo — come cittadini e talvolta freddi spettatori — dobbiamo essere grati.

E poi le storie di artigiani, artisti e sportivi che ci fanno onore e ci ricordano che la vita è fatta di sforzi, traguardi, sconfitte e successi di cui godere. E ancora, lo straordinario mondo dell’associazionismo, quello sano e innamorato senza mezze misure del territorio, a cui cerca di donare occasioni di riscatto e visibilità.

All’entusiasmo che accompagna i giornalisti di redazione, i collaboratori e  che sento mio quando è il momento di mettere “nero su bianco”, si accompagna di sicuro la fatica di convincere il lettore che il mondo dell’informazione vive di non soli scoop; che dietro una notizia c’è un lavoro di contatti, di cortesia, di garbo, di “posso?”, di “grazie”; che una notizia è vera perché prima di scriverla l’hai “toccata con mano”.

Un cammino in salita, fatto di inciampi, di rallentamenti, di risultati che a volte mancano; un cammino in cui alla fatica di una settimana si somma quella di un weekend. Ma rimane la passione a lubrificare gli ingranaggi a volte logori.

Clarus non viene meno al suo primo impegno: quello di raccontare la Chiesa, di dare voce al vivace mondo di parrocchie, oratori, gruppi e associazioni.

Non siamo il volantino pubblicitario di un luminoso centro commerciale, ma lo specchio di ciò che accade nei luoghi che da sempre sono lì, a garantire accoglienza, preghiera, silenzio, festa e tradizioni, incontro con Gesù Cristo, a garantire sicurezza alle comunità dei credenti e sempre più spesso alla società civile. Voce di una Diocesi che progetta, oggi guidata dal suo Vescovo Valentino, sforzandosi ogni giorno di essere migliore di quello precedente: dalle iniziative — o meglio dalle esperienze — in campo culturale attivate dalla Biblioteca diocesana e dall’Ufficio scuola, a quelle di ampio respiro sociale di cui si sta rendendo protagonista la Caritas come pochi altri enti sul territorio altocasertano; a quelle riservate alla formazione dei giovani e degli adulti di cui si occupa l’Ufficio catechistico. E sarebbero da citare tutti gli Uffici di Curia e i loro responsabili, con cui la Redazione di Clarus vive un intenso rapporto di confronto quotidiano, di condivisione, di scambi di idee e progetti futuri.

Correva l’anno 1999. Fu il Giubileo del 2000 a battezzare il progetto Clarus: dapprima un periodico, poi fu la volta del mensile in formato tabloid, poi il quindicinale, fino alla scelta di dare vita ad una rivista di approfondimento principalmente sui temi pastorali, sociali, culturali, artistici e ambientali del territorio. Lavoro integrato dalla creazione di un sito riservato alla cronaca, sui temi sopra citati, e a specifiche rubriche: se la mission è stare con la gente, parlare i linguaggi della gente e in essi innestare la Buona Novella del Vangelo, e nel frattempo farsi compagni di strada, allora “stiamoci!”, così come ha voluto Mons. Di Cerbo credendo da subito che Clarus fosse uno dei servizi di carità che la Chiesa locale rende al territorio.

Un pensiero particolare, da questo blog, a tutti quelli che nel progetto Clarus ci hanno creduto, e ci credono ancora: i direttori responsabili che mi hanno preceduto, i collaboratori che si sono alternati, la sincera redazione di questo momento; i lettori e gli abbonati; i sacerdoti e gli operatori pastorali; i colleghi delle numerose testate cattoliche italiane, ormai divenuti amici; e in ultimo i promotori del blog Fare Comunità, bella esperienza di partecipazione civile dell’associazione Amici di Pericle: persone come loro ci dimostrano che raccontare, spiegare, incontrare, promuovere, confrontarsi, stare con i piedi nel mondo tenendo per mano la gente, è una scelta possibile, ogni giorno.

Grazia Biasi

Redazione

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Gli articoli firmati dalla redazione sono realizzati dallo staff di Fare Comunità.

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