Love Matese

Love Matese, la sfida è lo sviluppo turistico dei nostri luoghi

Quante volte abbiamo sentito dire frasi del tipo: “Noi, gente del Matese, abbiamo grandi potenzialità turistiche ma non sappiamo sfruttarle”? Ma quante volte, poi, effettivamente, qualcuno vi ha parlato di sviluppo turistico dei nostri luoghi?

Fare Comunità ha avuto un lungo e interessante confronto con gli attivisti di Love Matese, progetto nato per promuovere e valorizzare il turismo nel Parco Regionale del Matese. Ecco cosa ci hanno detto.

Sono ormai anni che assistiamo alla crescita di Love Matese come realtà associativa del nostro territorio. Come si è evoluta nel corso del tempo? Quali sono i suoi obiettivi?
«Love Matese nasce durante uno dei tanti vivaci brainstorming tra tre giovani matesini, già impegnati, singolarmente, nel settore della comunicazione e della didattica, come brand per la produzione di t-shirt, con l’obiettivo di diffondere un importante messaggio: il Matese esiste. Attraverso il lavoro quotidiano e volontario dei soci nel presidiare per un po’ di anni il territorio matesino con stand informativi, incontri con enti e associazioni, visite guidate ed escursioni e con il supporto dei social, il nome “Matese” raggiunge parti del mondo inimmaginabili. Acquisisce sempre più una funzione identificativa per le genti che vivono e provengono dal Matese. Il supporto, la partecipazione dei conterranei diventa un’importante motivazione ad andare avanti nonostante le prime, ma irrompenti, difficoltà. Perseguendo lo scopo della diffusione del messaggio, investiamo molto tempo nell’attraversare il territorio e ad incontrare persone che sempre più spesso ci accolgono nella loro intimità familiare e condividono le loro problematiche. Il Matese è un posto meraviglioso ma il lavoro scarseggia e le giovani professionalità stanno scappando via. C’è un vuoto generazionale e i paesi sono sempre più vecchi. Anche per noi non è semplice restare, ma abbiamo fatto una scelta e non vogliamo ancora rinunciare. Dobbiamo organizzarci e ampliare il nostro lavoro. Fu cosi che decidemmo di rimetterci a studiare e di integrare le nostre competenze con altre nuove e diverse. Ma c’era anche da lavorare sul piano politico (molte amministrazioni non mostravano alcuna sensibilità rispetto al tema del turismo sostenibile) e su quello comunicativo. Così Love Matese amplia il suo spazio d’azione e inizia a strutturarsi come una piccola impresa. Bisognava lavorare con le scuole per formare sin da bambini dei cittadini consapevoli e informati; impegnarsi a costruire una rete associativa; stimolare a un’azione collaborativa i Comuni e gli enti sovracomunali; progettare secondo una visione. Il primo obiettivo è restare. Il secondo è ridare dignità e lustro al nostro territorio attraverso il lavoro serio e creativo. Poter investire nelle competenze e nella passione dei giovani. Sviluppare una realtà turistica sostenibile, fruibile e proficua sul Matese». 

Praticamente, come operate sul territorio?
«Operiamo su vari campi:
la comunicazione attraverso immagini: ciò implica lavoro sul campo, attraversamento dei luoghi – naturali e urbani – nelle differenti stagioni, con macchina fotografica a seguito e, una volta acquisite le immagini, si continua a lavorare al pc per la scelta e il montaggio in caso di video e la cura della pagina facebook;
la promozione attraverso il merchandising: dalla scelta dei prodotti alla vendita su campo nei mercatini, alle sagre, porta a porta, la pubblicità gratuita su web, con passaparola e con la collaborazione diretta di strutture e operatori del turismo che lavorano sulla qualità (ci occupiamo personalmente di verificare il servizio), la partecipazione a eventi e manifestazioni di settore in ambito regionale e talvolta anche nazionale (dispendio di tempo e telefonate incommensurabile!), l’organizzazione di eventi di attraversamento guidato del territorio (a titolo gratuito); il servizio di informazioni telefoniche su “cosa fare e dove andare sul Matese”;
la fruibilità attraverso la progettazione: itinerari turistici tematici e di diversi livelli di difficoltà (per famiglie, per esperti, per disabili, per gli amici a quattro zampe); 
– la costruzione della rete attraverso la progettazione, l’organizzazione e la collaborazione in eventi e programmi operativi: attraverso lo stalkeraggio telefonico dei sindaci e degli amministratori affinché si incontrino e si mettano insieme; 
la didattica: lavoriamo con le scuole attraverso percorsi di educazione ambientale, educazione al paesaggio, trekking didattici, progetti formativi e di alternanza scuola lavoro». 

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate per portare avanti le vostre attività?
«Abbiamo riscontrato, lavorando nei paesi del Matese, un grande legame affettivo tra le persone e la loro terra, ma in tante non vi è consapevolezza delle potenzialità. Mancano idee prospettiche. I giovani sentono di non poter investire in una formazione coerente con la vocazione del territorio (turismo, artigianato artistico, agricoltura e attività connesse), perché non vedono un futuro qui. Gli anziani non hanno più interlocutori a cui lasciare la testimonianza. Alla perdita di capitale umano segue perentoriamente una dispersione del capitale culturale. Le difficoltà che si riscontrano oggi, considerando un periodo che comincia all’incirca 10 anni fa, sono gli effetti di una lunga convivenza tra sistemi politici, locali e regionali, miopi e parziali, e volontà popolari compiacenti o poco
accorte. Si sono perdute e inficiate consapevolmente tantissime occasioni per poter investire nei settori strategici per una comunità in sviluppo e, ora, paghiamo lo scotto di una profonda mancanza di credibilità verso enti creditori, Regione, Ministero, Comunità Europea e, ancor peggio, verso gli stessi cittadini. Noi crediamo, però, che un lavoro costante, duro, dialettico e accorto si possa, laddove si ravvisino volontà politiche e di comunità autentiche, ricostruire la rete e elaborare programmi operativi “creativi”». 

Esiste una pianificazione turistica del Matese al momento? Se la risposta è sì, come è strutturata? Se la risposta è no, come possiamo muoverci per far sì che si organizzi un tavolo di confronto che possa coinvolgere professionisti del settore e che spinga lo sviluppo turistico dei nostri luoghi?
«Un po’ tutte le istituzioni hanno provato a strutturare un’offerta turistica del Matese ma nessuno ha avuto risultati efficaci. Dall’Ente Parco ai singoli comuni, dal Gal alla Comunità Montana del Matese, tutti hanno sempre lavorato, a nostro avviso, senza una programmazione di medio periodo e senza coinvolgere attori locali. Crediamo che una pianificazione parta, in primis, dalla organizzazione delle risorse disponibili e organizzare un tavolo di confronto ci sembra la soluzione migliore per dar vita a un progetto organico di medio periodo. Con la nostra associazione abbiamo provato, attraverso il Festival “itemi”, a gettare i presupposti per far sì che istituzioni come il Parco Regionale del Matese, la Comunità Montana del Matese, il GAL o consorzi di comuni potessero organizzare dei tavoli di confronto. Ancora, sarebbe necessario: censire i servizi turistici, l’ospitalità e i professionisti presenti nell’area; coinvolgerli in un percorso di confronto da cui far emergere le necessità del settore; creare un gruppo di lavoro che tenga in piedi la rete creata, che cerchi opportunità come i finanziamenti mirati al turismo, che monitori le attività e misuri i risultati posti da un piano, che sia almeno quinquennale, sullo sviluppo turistico dell’area».

Probabilmente la causa principale della crisi turistica del nostro territorio è la mancanza di strutture adatte ad ospitare visitatori, nonché la scarsa erogazioni di servizi, sia da parte del pubblico che del privato. Secondo voi, come si inverte la rotta?
«Investendo sulla formazione degli operatori presenti e formando, con l’aiuto delle scuole locali (presenti e molto efficienti), la futura generazione di operatori del turismo. Investire in formazione vuol dire: abbattere i muri della comunicazione attraverso lo studio delle lingue; offrire un supporto logistico che sgravi il turista di ogni “pensiero”; creare un’offerta di intrattenimento in base alle reali esigenze del target interessato al turismo rurale; promuovere il territorio in modo da generare il desiderio di un’esperienza autentica già nel momento dell’acquisto delle stessa; considerare i forti attrattori turistici della nostra regione (le coste, le città d’arte, gli altri parchi) comperanti e non come competitor da tenere lontani; far vivere agli operatori locali momenti di confronto con operatori di altre aree europee in modo da comprendere meglio il concetto stesso di ospitalità rurale».

È fresca la notizia del progetto di Airbnb, Mibact e Anci, dal titolo “Borghi italiani”, che avrebbe il fine di valorizzare i piccoli centri abitati italiani, facendo conoscere ai viaggiatori i paesaggi e le tradizioni di quei posti. Come si sfrutta, operativamente, un’opportunità del genere?
«Si sfrutta arrivando “pronti” all’appuntamento con il turista. Essere pronti vuol dire poter offrire ai turisti un’esperienza di turismo autentica e completa. E per questo, per tornare al concetto espresso poco fa, è necessario creare un’offerta integrata che sia il frutto di un confronto tra tutti gli attori del settore turistico».

Quanto vi sentite, come associazione, sostenuti ed aiutati dalla nostra comunità locale (e quindi dalle istituzioni e dalle altre associazioni del territorio, in particolare)? Quanta strada occorre ancora percorrere nella consapevolezza che “fare rete” è fondamentale per aiutarvi nel vostro progetto?
«I nostri più grandi sostenitori  sono i bambini. È in loro che troviamo le nostre più testarde motivazioni. I bambini sono degli interlocutori sensibili e attenti; lavorare con loro ci permette di qualificare le nostre conoscenze e di misurare la capacità comunicativa. Impressionare i piccoli, lasciare un’impronta è il miglior investimento culturale: hanno una gran memoria. Poi ci sono le famiglie, un altro importante supporto. Sono i nostri principali frequentatori e anche consiglieri preziosi. Progettare esperienze turistiche agevoli per le famiglie, con attivazione di servizi e percorsi esperienziali ad hoc, è il nostro obiettivo attuale. Le associazioni subiscono ancora, purtroppo, in molti casi, le interferenze politiche. Abbiamo assistito alla disgregazione, o all’inerzia perpetua, di associazioni con scopi e funzioni sociali importanti, per cause da “riunione di condominio”: il protagonismo, la presupponenza, l’incapacità all’ascolto attivo di pochi solo elementi che hanno effetti importanti sulle dinamiche relazionali del gruppo, che viene sovente trasportato in pesanti e demotivanti routine, dinanzi alle quali i migliori si ritraggono. La consapevolezza è già una guarigione. E fortunatamente oggi si incontrano, con maggior frequenza, coscienze critiche e propositive. Quando ciò accade nascono delle meravigliose, spontanee, stimolanti collaborazioni e, talvolta, amicizie. È necessario sottolineare che le associazioni sono un potente strumento per lo sviluppo di un paese; in alcuni settori, ad esempio nei servizi al sociale, gli enti di volontariato riescono a garantire, con un duro lavoro appassionato, un sostegno materiale e morale rilevante. Le associazioni potrebbero, e dovrebbero, avere una dialettica assidua con le amministrazioni sia nella consultazione sia nell’azione. Ci sono comuni che hanno messo in pratica una collaborazione Ente-Associazione e stanno ottenendo grandi risultati in termini di ritorno economico e occupazione (vedi Cusano Mutri). Le amministrazioni sono in mancanza perpetua: non ci sono fondi, non c’è personale disponibile, non ci sono strutture, non c’è tempo. Effettivamente le attività dell’ordinario assimilano una percentuale altissima delle risorse. Bisogna dotarsi, quindi, di strutture funzionali e imparare a collaborare. Il nostro territorio è costellato di piccoli comuni che possono sfruttare la forza dalla rete. Ma per “fare rete” occorre essere disponibili, rinunciare un po’ al proprio interesse per mirare a un obiettivo più elevato, condiviso. La comunità, quella creativa, nel senso di generatrice di idee e trasformazione, deve avere connessioni multiple». 

Ringraziamo Love Matese per la loro disponibilità e per la competenza che mettono in atto. Per seguirli sui canali sociali, ecco i link:
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Instagram.

 

Andrea Palumbo

Andrea Palumbo

Andrea Palumbo

Coordinatore di Fare Comunità. Nato a Piedimonte Matese, classe '93, si è laureato in Scienze Politiche. Vive a Torino dove prosegue gli studi in Comunicazione Pubblica e Politica. Membro di Amici di Pericle, crede nella partecipazione civica come un elemento di supporto ai fini di un'attività amministrativa di qualità.

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